Mafia e Massoneria, Vincenzo Calcara - Le Cinque Entità che controllano il mondo, e ciò che hanno a che fare con Fatima

Oltre gli Intrighi di mafia. Quando "Cosa Nostra", nel mondo alterato delle contraffazioni, non basta a se stessa. Le "Cinque Entità" che comandano il mondo, dalle dichiarazioni del pentito di mafia collaboratore di giustizia Vincenzo Calcara.

Prima dell'assassinio del dr Paolo Borsellino, impegnato nella lotta alla mafia, il collaboratore di giustizia a suo tempo Vincenzo Calcara decise che non sarebbe stato lui a ucciderlo, mentre le sue confessioni al magistrato aumentavano progressivamente infittendo la trama degli appunti in "Agenda Rossa" scomparsa insieme al giurato dopo il tragico attentato che gli fu con tanto accanimento inferto nel 1992. La collaborazione tra i due si era fatta così fitta e sostanziosa che anche il mancato tradimento del pentito di mafia Calcara a Borsellino non avrebbe detto l'ultima ai piani belligeranti ugualmente messi in atto e miseramente pianificati nel 1991 dalle losche attività criminali. Un intreccio fitto di appunti che andò a innescare nelle menti contorte e assassine della malavita organizzata l'omicidio di Giovanni Falcone prima e di Paolo Borsellino poi.  

Sconcerto se non ribrezzo cosa ci fosse scritto su quegli appunti, tanto vicini a realtà nascoste e tanto avvolti di lati minacciosamente oscuri da decidere per la vita di chi combatteva saldamente in nome di verità e giustizia. Com'è il caso dei due magistrati antimafia, il giudice 53enne Giovanni Falcone assassinato il 23 maggio 1992 insieme alla moglie e tre uomini della scorta nell'attentato dinamitardo nello svincolo autostradale di Capaci nei pressi di Palermo, e il giudice 52enne Paolo Borsellino assassinato meno di due mesi dopo il 19 luglio 1992 con cinque uomini della scorta nell'esplosione in via d'Amelio a Palermo.   

Ciò ancora non fu abbastanza alla soddisfazione degli atti criminali, quando il pentito di mafia Calcara, rimasto affezionato al suo confidente Borsellino, si ritrovò anche solo nelle sue 'confabulazioni', spazzate via in un batter d'occhio insieme agli esplosivi cinicamente e volgarmente accesi in quelle stragi di Palermo. Senza che alcuno più lo volesse considerare, non solo perché troppo rischioso ma anche come assolutamente da evitare alla pari di uno sconsiderato o imprudente dissennato e tale farlo apparire. Intanto e poiché i loschi interessi tornavano a intrecciarsi verosimilmente col 'quieto' vivere, credendosi i loschi individui in tal malo modo e con la morte altrui vincitori e di ancora poter spadroneggiare col racket e la malavita per restare oltremodo indisturbati nel brigantaggio gioco dello stordimento delle masse. Tant'è il mondo corrotto, e corruttibile, quanto soggiace nelle parvenze di 'illeso'. I capi criminali o killer, 'boss' … o essi stessi 'vittime' di loro panze e malsane terrificanti panzane?

Ex militante asservito tra le fila criminali della banda capeggiata da Francesco Messina Denaro alla cui morte nel 1998 successe il figlio latitante Matteo Messina Denaro, Vincenzo Calcara si avvicendò fino al 1991 tra un incarico e l'altro conferitogli 'dall‘alto' di quella cosca mafiosa di Castelvetrano, la quale tra i mandanti e mandatari delle stragi di Palermo e Capaci.

Fu così che, dappresso quel suo passato e al tempo che seguì in cui fu collaboratore di giustizia, l'ex mafioso Vincenzo Calcara dopo quasi vent'anni di assenza rincasava al dì 19.01.2011 nella stessa Castelvetrano, comune siciliano della provincia trapanese ove nacque. Esordendo in tale occasione come oratore al Teatro Selinus in un incontro antimafia da lui voluto, organizzato dall'Associazione Antiracket di Trapani, in ricordo dell'amico magistrato defunto Paolo Borsellino cui tanto si era avvicinato e aggrappato facendo suo e a tutti il di lui motto: "Chi ha paura muore ogni giorno, chi non ha paura muore una volta sola", lasciandosi completamente trasformare dell'uomo che era.

Presenti al tavolo degli oratori di quell'incontro, mediato dal giornalista Gianfranco Criscenti, anche il magistrato procuratore aggiunto della Direzione Distrettuale Antimafia di Palermo Antonio Ingroia, stretto collaboratore di Paolo Borsellino, e lo scrittore giornalista Giacomo di Girolamo, oltre a Paolo Salerno presidente dell'Associazione Antiracket e Antiusura Trapani che organizzò l'evento, e all'ex mafioso collaboratore di giustizia Vincenzo Calcara.

Lo aspettava però in teatro al varco di quell'apparizione del 2011 altro esponente noto tra le cerchie delle cosche mafiose e di quegli stessi poteri 'forti' di cui sopra, il prof. Antonio Vaccarino sindaco di Castelvetrano tra il 1982 e '83, tra gli astanti di una platea quasi assente. L'invito in sala che fu rivolto prevalentemente al pubblico dei giovani studenti del luogo, raccontano i fatti quel pubblico non essere invece pervenuto per circostanze di 'scomodo' e deviazioni, causa conflitti d'interesse, e paure insinuate dal 'potere' incombente. Volantini non autorizzati, poco chiari e disinformanti anticiparono intorno all'evento a destare equivoco sull'idoneità dei contenuti al che non se ne prendesse coscienza. Tale prof. Vaccarino, chi per lui di comune accordo volente o nolente contrastando la presenza di altri o di quegli invitati, 's'infiltrò' ciò nonostante lui stesso tra gli 'spalti' a creare l'inevitabile confusione di contorno, scaturendone conseguente malinteso sulle intenzioni del pentito di mafia Calcara, così come dubbio, scompiglio e disordine sulle di lui affermazioni, se non anche desiderio d'intimidazione sull'intera iniziativa. Stesse il pentito di mafia tornando a ripetersi su questioni inquietanti, come altri pentiti di mafia all'epoca ebbero modo di far passare nel periodo d'oro delle 'confessioni' immediatamente precedente alle morti dei giudici Falcone e Borsellino, riguardo a qualcosa di tanto importante e allarmante da mettere in moto stragi e complotti pur si cancellasse ogni prova ed elemento di quanto già si appuntava per mano del dr Borsellino in sua agenda, ricorda Calcara, rossa di colore, come materiale della massima importanza nella lotta contro le mafie?

L'astante prof. Vaccarino, nell'impeto del suo intervento destabilizzante e atto a screditare la sostanziosità di tale circostanza, prese ad appellare l'ex mafioso e collaboratore di giustizia Calcara come assassino etc., pur di giustificare il suo intervento in sala. E seppur tale o tali arrivarono ad appellarsi entrambi, e se arrivò l'intervento di Antonio Vaccarino a tanto, non sarebbe tal ex mafioso Vincenzo Calcara neanche da considerarsi allora così poco credibile o il folle che i 'poteri forti' avrebbero avuto tutta l'aria di voler raffigurare, e tale da dargli il discredito di non aver avuto il ben che minimo legame con la mafia ma sì con le sozze manovre assassine cui si confanno.

Quali cose così importanti aveva da dire pubblicamente il pentito di mafia Calcara da essere osteggiato nel farlo? Quelle stesse cose che a suo tempo comunicò al magistrato Borsellino, il quale le ritenne tanto importanti da voler andare fino in fondo ma che al contempo fu lasciato solo di fronte a quell'enormità.

Il pentito di mafia e collaboratore di giustizia Vincenzo Calcara in tal episodio, che da serio divenne 'teatrale' nel senso drammatico e letterario del termine, riprese le trame degli appunti di quell'Agenda Rossa andata tragicamente sepolta, dove già aveva rivelato l'esistenza di un'unica organizzazione criminale definita nelle cosiddette "Cinque Entità". Donde dalla Mafia si passa e arriva dritto fino alla Massoneria e così via in un cerchio che, apparentemente senza via d'uscita, abbraccia gli 'Uomini D'Onore' di "Cosa Nostra, 'Ndranghetà, e i tre gruppi degli infiltrati deviati dentro Istituzioni, Massoneria, e Vaticano. Cinque Entità, legate l'una all'altra come organi vitali di un medesimo corpo, con gli stessi impulsi di sopravvivenza e potere, tanto da aiutarsi anche inesorabilmente l'un l'altra a qualsiasi costo e crudeltà, pur restando ognuna del tutto autonoma. Ognuna organizzata secondo uno schema piramidale ben preciso e autonomo, che a sua volta va a intrecciarsi con la cosiddetta Supercommissione che sovrasta e da ordini su tutte e cinque le entità".

Sintesi di quanto l'ex mafioso Calcara ebbe a ripetere, per farsi sentire sull'esistenza delle cosiddette Cinque Entità che spadroneggiano il mondo, con cui ebbe a che fare sperimentandole direttamente quando asservito alla mafia della 'Famiglia' di Castelvetrano, e di cui lo stesso Borsellino spronò a parlargliene. Calcara ribadiva cioè del suo colloquio avvenuto con Paolo Borsellino. Al punto che quest'ultimo, data la situazione in cui si trovavano ed entrambi a rischio di morte, lo spronò a dirgli tutto sulle Cinque Entità di cui gli stava parlando, mentre accuratamente le metteva per iscritto. Oltre che a verbale, sulla sua Agenda Rossa, insieme a quanto gli poterono riferire anche altri pentiti di mafia, Gaspare Mutolo e Leonardo Messina, che fecero a suo tempo medesime dichiarazioni e accostamenti di Mafia e Massoneria. Raccontò quindi la sua iniziazione e, descrivendole, queste Cinque Entità, … che pur essendo autonome, sono legate visceralmente del tutto, "come organi vitali di uno stesso corpo".

In questo video del 19.01.2011, direttamente dal Teatro di Castelvetrano, il triste epilogo poco felice ma indicativo di quella male accolta mattinata al Selinus.

'Uomini D'Onore' … o paura di perderlo tale 'Onore'? L'ex mafioso Calcara, che tale 'Onore' contraffatto, volle perderlo e non ne ebbe più paura dacché costituitosi alla giustizia, senza neppure più nulla da perdere. Il prof. Vaccarino, che tanto lo criticava come inattendibile, fosse che fosse anche lui a suo modo costituitosi o fattosi collaboratore nelle ricerche del latitante Matteo Messina Denaro? Potrebbero chissà forse 'impaciarsi', oltre che con loro passato e con se stessi anche l'un l'altro riappacificarsi dei trascorsi vissuti.

Durante i suoi colloqui con la magistratura, Vincenzo Calcara ebbe modo di raccontare a Paolo Borsellino anche del 13 maggio 1981 giorno dell'attentato a Giovanni Paolo II. Attentato cui prese parte, quando ricevette l'ordine da "Cosa Nostra" di prendere subitaneamente in custodia in piazza san Pietro due turchi da un bulgaro di nome Antonov, collegato con la "Mafia Turca" e appartenente ai "Lupi Grigi" (movimento nazionalista turco di carattere estremista), appena quei due avessero compiuto l'attentato, e di accompagnarli, terminato il loro incarico, nei pressi di Milano dove sarebbero stati ambedue uccisi. Uno dei due turchi, Ali Ağca, (... il piano andò loro tutto storto) scampò a quell'uccisione, fu invece immediatamente arrestato dalle forze dell'ordine dopo essere stato bloccato tra la folla nella piazza gremita di fedeli a seguito l'aver attentato alla vita del papa.

Autore eclidor
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