Catrame affiora dal terreno ai confini con l'ILVA - Video denuncia

E' passato più di un anno dal giorno in cui la magistratura ha intimato la chiusura dell'altoforno 2 dello stabilimento ILVA di Taranto: provvedimento che avrebbe decretato la fine della storia dell'imponente industria siderurgica. Nello stesso periodo è stato arrestato Fabio Riva, patron della società, dopo due anni e mezzo di latitanza, con la pesantissima accusa di "associazione a delinquere finalizzata al disastro ambientale".

L'acciaieria di Taranto è stata di proprietà pubblica, poi privata, in mano a imprenditori italiani senza scrupoli, oggi è nel mirino di società indiane e cinesi che puntano all'acquisto e, si sa, non è che da quelle parti ci sia una grandissima attenzione alle tematiche ambientali. Se l'India evoca scenari apocalittici come quello di Bhopal, dove nel 1984 persero la vita 2259 persone a causa di una fuoriuscita di isocianato di metile, la PRC incombe con lo spettro dell'atmosfera irresiprabile di Pechino, dove la gente cammina abitualmente con le mascherine sul viso, o dei milioni di pesci morti nel fiume Haihe.

La denuncia che "Peacelink", associazione ambientalista da sempre impegnata in questa delicata lotta, rilancia oggi per l'ennesima volta riguarda una laghetto di catrame che affiora dal terreno, misteriosamente, a due passi dal confine di proprietà dello stabilimento: in una gravina dal grande interesse storico e naturalistico.

Eppure ancora oggi, dopo infiniti tira-e-molla, il siderurgico pugliese continua a lavorare e inquinare, forte di deroghe infinite rilasciate da qualsiasi governo, di qualsiasi colore politico - nazionale e regionale - si sia avvicendato nel corso degli anni, sotto il ricatto di una minaccia occupazionale che, per quanto terrificante, non può e non deve più essere una scusa per lasciare che una città bellissima come Taranto venga continuamente violentata senza alcun rispetto.

Autore maulis
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